{"id":775,"date":"2020-10-21T16:26:02","date_gmt":"2020-10-21T14:26:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/?page_id=775"},"modified":"2020-11-06T09:52:37","modified_gmt":"2020-11-06T08:52:37","slug":"critica-e-bibliografia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/critica-e-bibliografia\/","title":{"rendered":"Critica e bibliografia"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"margin-bottom: 40px;\">Itinerario critico<\/h1>\n<p>L\u2019operazione di Malvisi potrebbe trovare una corrispondenza indicativa, relativamente ad un altro ambito artistico del resto da lui praticato, in certe prove di poesia recuperanti, nel balbettamento della parola, il flusso spontaneo, la successione rapida degli stati profondi fatti affluire alla superficie in libere associazioni.<br \/>\nSI tratta insomma non gi\u00e0 di una rappresentazione \u201cfotografica\u201d dello spazio cos\u00ec detto della realt\u00e0 fenomenica, ma della radiografia del mondo privato e autentico di una personalit\u00e0 sofferente e inquieta che vive nel suo tempo e al suo tempo oppone idee, progetti, sogni, fantasmi, sensazioni che si agitano dentro di lui. Una persona che non intende rinunciare alla sua libert\u00e0 interiore e che considera ogni volta con terrore l\u2019ipotesi che l\u2019uomo non abbia pi\u00f9 bisogno della verit\u00e0.<\/p>\n<p><em>Paolo Ruffilli<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>L\u2019ampia produzione artistica di Olindo Malvisi sollecita molti ricordi della pittura e della scultura europea, specialmente italiana, e, nel periodo figurativo, soprattutto della prima met\u00e0 del Novecento.<br \/>\nLe sue sculture, pur con visibili impronte delle avanguardie del primo Novecento, mantengono ritmo e gravit\u00e0 antichi. Ma altre sculture e altre pitture Nascono da una tensione fra gesti umani congelati in un istante che preclude la visione dell\u2019esito: ne viene costruito drammaticamente lo spazio dell\u2019immagine.<br \/>\nMalvisi richiede alla pietra e alla terracotta di rappresentare un erotismo materno (Madre e figlio) o sessuale (Minotauro) o l\u2019abbandono del corpo alla gravit\u00e0 terrestre (Pietas) cos\u00ec che, alla fine, il gesto dell\u2019opera umana non \u00e8 pi\u00f9 rappresentato: resta alle spalle, passato. E rappresentato \u00e8 solo un suo esito storico: il disgregamento.<br \/>\nIn Arco di trionfo un braccio regge e stringe alla fronte la testa staccata dal corpo; in Trittico, nel mezzo fra la cacciata dal paradiso e il passo del viaggio nell\u2019incerto, c\u2019\u00e8 quello che resta dell\u2019umano: mezzo busto con mezza testa, il corpo sconnesso fra il sopra e il sotto \u2013 cui pure una gamba manca\u2026<br \/>\nFinch\u00e9 sembra che la violenza del gesto scultorei si calmi facendosi margine: l\u2019operare formante si ritira e fa spazio alle venature e agli strati cromatici del marmo in Gea (nome non a caso), del legno in Prometeo (il nome, in questo caso, \u00e8 antifrastico).<br \/>\nLa voce che mi sembra pi\u00f9 propria dell\u2019artista \u00e8 espressiva, drammatica, narrativa sempre, fin nel geometrico Costrizione \u2013 che, se potrebbe ricordare per esempio Cascella per aspetti formali, ha un intuitivo, immediato riferimento antropologico.<br \/>\nIl periodo informale della pittura, apparentemente cos\u00ec diverso nello stile da quello figurativo, indica una medesima sorgente poetica.<br \/>\nI mezzi della drammatizzazione sono cambiati ma l\u2019astrazione e l\u2019informale mantengono la tensione dinamica nel contrasto delle masse e superfici.<br \/>\nLinee e figure interrotte spingono l\u2019immaginazione di chi guarda oltre e intorno ai bordi del quadro, nel tentativo di vedere la cosa: forse parte di qualcosa di molto grande come un paesaggio, un pezzo di territorio o\u2026 una strada visti dall\u2019alto?<br \/>\nO di molto piccolo, come il dettaglio di un meccanismo, o di una parte interna del corpo?<br \/>\nIl quadro mantiene l\u2019enigma sul luogo e il mondo in cui ci troviamo coinvolti.<\/p>\n<p>Si colgono frutti della pittura metafisica, del cosiddetto espressionismo astratto e surrealismo pi\u00f9 tardo, pi\u00f9 vicino alle tradizioni latine, dove l\u2019umano e il naturale, l\u2019arcaico e macchinico trapassano l\u2019uno nell\u2019altro alludendo a storie indecifrabili, in ambienti sospesi.<br \/>\nL\u2019umano e l\u2019oltre umano nella sua irredimibile parentela con il pre-umano (Ante-antropos) resta costante nella narrazione di Malvisi anche dove sembra pi\u00f9 astratta e informale: si veda per esempio, oltre a Solitaire e Figure, una evoluzione della rappresentazione della testa in Il dubbio e la ricerca, Ricerca, Piscina, scomposizione, Fratture, Epifenomeno, Summa, Angoli acuti, Angeli, Energia, Energia centripeta: qui le linee convergono in una testa il cui occhio \u00e8 diventato un punto cieco (o forse un forellino da cui altro ci guarda?).<br \/>\nIn altri dipinti le figure umane sono raffigurate a densi ma informi filamenti di carne pittorica (il titolo Forme non pu\u00f2 che suonare dialettico); forse raggiungono una verit\u00e0 del loro destino in una crocefissione (Sintesi).<br \/>\nLa accesa solarit\u00e0 del colore, a volte un lampo di luce, dice la speranza che vive fortemente, serena o lacerante, in questa pittura.<\/p>\n<p><em>Daniele Goldoni<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Diversa \u00e8 l\u2019operazione critica da quella creativa. Mentre la prima si sostanzia di un progetto, che in genere rimane a livello d\u2019ipotesi, e il suo disporsi sul piano della realt\u00e0 pu\u00f2 avanzare i tempi in cui il critico opera, l\u2019artista non pu\u00f2 prescindere da quanto \u00e8 ancora legato alla sua fisiopsicologia, perch\u00e9 il fare dell\u2019arte chiama sempre i sensi come veicolo che garantisce e soddisfa il bisogno fondamentale di concretezza che \u00e8 il fare artistico. Quindi, i ritorni, le riprese di un\u2019esperienza, creduta gi\u00e0 espressa, i riflussi, sono legittimi perch\u00e9 di un approfondimento si tratta. Non meravigli, quindi, che, complice la storia (ci\u00f2 di cui si sostanzia la nostra contemporaneit\u00e0) s\u2019imponga ancora all\u2019artista un\u2019espressione immediata, pigiato il tasto dell\u2019emozione grave e allucinata. Di nuovo, dopo la pausa ingannevole di una societ\u00e0 opulenta, o almeno di un certo benessere diffuso, ritorna un orizzonte senza esito, e di minacce, di pericoli, di effrazioni a qualsiasi sistema umanistico (integralit\u00e0 cattolica od organicit\u00e0 marxiana) si denota il quotidiano.<br \/>\nRitorna l\u2019artista fra il suo popolo e non pu\u00f2 che interpretare l\u2019incombenza.<br \/>\nEcco, di Malvisi, per tali ragioni, \u00e8 giustificata la scelta del filone espressionista.<br \/>\nOvviamente, data la complessit\u00e0 culturale dell\u2019artista e il distacco temporale da quella poetica, non c\u2019\u00e8 ricalco, ma raccordo. Difatto, l\u2019esperienza informale, che vide tutta l\u2019attenzione puntata sul significato della materia, sottende il fare di Malvisi. Ma altro \u00e8 il suo fine: le stratificazioni materiche non rimangono emergenze che danno la soddisfazione di aver trovato il valore nel magma stesso, ma indicano la non soluzione che d\u00e0 la materia, sempre apportatrice di oscurit\u00e0, di smarrimento quanto pi\u00f9 essa sta nel quadro aggettata.<br \/>\nRembandt, a questa tentazione, aveva imposto il miracolo della luce, dove mise ogni speranza, per cui, pur inferma la realt\u00e0 nel buio e nella pesantezza, le si poneva la via della redenzione. E sulla terra apparve il raggio miracoloso, metafisico, indicazione della via che risolve le contraddizioni.<br \/>\nMalvisi vede, anzitutto, minacciato, corroso il suo anelito alla classicit\u00e0 (che per lui \u00e8 pace sulla terra). Ma continua, nel vero diluvio universale che avverte prossimo, ad afferrarsi ai nomi, ai simboli, agli archetipi di un passato che sembrava, per la sua perfezione, poter proiettare per sempre la sua giustizia, il suo ordine.<br \/>\nQuesto evento impossibile, e questo suo ostinato richiamo, rendono la sua espressione pittorica drammatica.<\/p>\n<p><em>Maria Signorelli De Santis &#8211; Milano, 8 luglio 1979<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Pur affermando Malvisi il suo ancoraggio all\u2019imitazione, tiene subito a precisare che del modello uomo non esclude nulla. E\u2019 una realt\u00e0 in movimento dunque ch\u2019egli affronta, altamente ambigua. La distinzione e l\u2019indistinzione, tra soggetto e oggetto, qui si realizzano come in nessun altro luogo.<\/p>\n<p>Berto Morucchio<\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Le larghe pennellate Malvisi le arricchisce di materia cromatica brillante, pulita e sicura. Si nota in questa gi\u00e0 la sua esperienza e il suo lungo esercizio che gli offrono la possibilit\u00e0 di studiarsi le giuste contrapposizioni tonali e le armoniose disposizioni dei piani con disinvoltura e facilit\u00e0. Tutto questo favorisce la possibilit\u00e0 di comprendere il \u201csignificato\u201d contenuto in ogni immagine, dove appunto viene alla ribalta il senso interpretativo di Malvisi in rapporto alla realt\u00e0 di ciascuno di noi vissuta. Un inno alla vita, se cos\u00ec vogliamo esprimerci, sia che l\u2019immagine proposta da Malvisi riguardi la figura come il paesaggio. Nel contesto si sottolinea pertanto il susseguirsi di queste \u201cespressioni\u201d che si attuano nella pittura e che, per l\u2018aspetto stilistico, completo che nulla lascia al caso ma che tutto esamina con attenzione per una \u201cproposta\u201d oltremodo valida e convincente.<\/p>\n<p><em>Lino Lazzari: L\u2019Eco di Bergamo<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Una pittura tormentata e densa quella del noalese Olindo Malvisi.<\/p>\n<p><em>Paolo Rizzi<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Vi \u00e8 il male del mondo rappreso in quei quadri che lucidamente cantano un\u2019angoscia inenarrabile.<\/p>\n<p><em>Mario Stefani<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Importante exposition personelle de ce peintre n\u00e9 \u00e0 Venise. Peinture torment\u00e9e mais travail\u00e9e avec une belle mati\u00e8re. Les touches expriment les lumi\u00e8res et les ombres d\u2019une mani\u00e8re assez diffuse et donnnent beaucoup de myst\u00e8re s ses composition. \u201cIddio\u201d montre une humanit\u00e9 tragique, d\u00e8sesper\u00e8e.<\/p>\n<p><em>Bernard Gauthron<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Non vedo tanta tragica desolazione nella pittura di Malvisi. Anzi la luminosit\u00e0 del colore e la sapienza che egli mette nel descrivere il volto dell\u2019uomo, ci fanno pensare ad un artista che ha trovato nella fede la soluzione finale di ogni problematica esistenziale, di un artista che tenta di riproporci, sotto nuova forma, l\u2019eterna visione dell\u2019uomo immagine di Dio.<\/p>\n<p><em>Reno Rupo: Novella 2000<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>La lezione di Malvisi \u00e8 che la verit\u00e0 non \u00e8 sempre ci\u00f2 che piace e che la vita, lo ammettiamo o no, \u00e8 per lo pi\u00f9 un dono funesto che elargisce a ognuno di noi qualche rara consolazione e innumerevoli ore drammatiche, poche speranze e molte delusioni. Sulla nostra coscienza pesano rimorsi e rimpianti del passato, l\u2019inafferrabilit\u00e0 dell\u2019attimo presente, l\u2019incertezza e il dubbio del domani; pesano l\u2019ingratitudine e la malvagit\u00e0 dell\u2019uomo. La verit\u00e0 si presenta alla nostra anima col suo crudo volto disperante e sconvolgente. La lezione di Malvisi \u00e8 che l\u2019arte ha il compito precipuo di risarcire l\u2019uomo per quanto di indifferenza e disimpegno si \u00e8 resa colpevole l\u2019esistenza alienante di ogni giorno.<br \/>\n\u201cLa morte si sconta vivendo\u201d, ammoniva Ungaretti in un tempo di odi e di colpe: il destino umano \u00e8 quindi nel cumulo quotidiano di lotte e di sofferenze impresse con tanta veemenza espressiva sul volto e sulle carni dei personaggi emaciati e \u201cderelitti\u201d del mondo figurativo del pittore Noalese. Emblematiche a tal proposito le ampie sculture lignee, ridotte ai tratti essenziali della forma umana, anche perch\u00e9 la sostanza drammatica della realt\u00e0 interiore non ha bisogno di orpelli rappresentativi e di gesti inopportuni.<br \/>\nQueste strutture poderose racchiudono il segreto pi\u00f9 convincente della sintassi figurativa del nostro artista, potendo in esse rinvenire quella energia vitale e quell\u2019emergenza plastica che animano le pi\u00f9 efficaci pitture di Olindo Malvisi. E nel disegno incisivo e nervoso di tutta l\u2019opera grafica ritroviamo puntualmente i tratti suggestionanti di un segno pregnante di pathos e carico di rilievo volumetrico.<\/p>\n<p><em>Sandro Marini<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Di fronte a queste opere il primo commento \u00e8 di ammirazione per il coraggio dell\u2019artista. Si capisce subito che non si tratta di uno dei tanti manieristi d\u2019oggi. Malvisi vuole entrare nel nocciolo della scultura e della pittura: vuole scavare dentro la complessit\u00e0 dell\u2019uomo. Per fare ci\u00f2 egli non teme di cogliere, dal vasto repertorio della storia, ci\u00f2 che gli \u00e8 pi\u00f9 consono. Nel contempo sa di dover restare fedele alla sua natura. Guai a tradire se stessi. Lo scavo e sempre e comunque verso l\u2019autenticit\u00e0.<br \/>\nPerch\u00e9 l\u2019uomo d\u2019oggi dovrebbe rifugiarsi in un estetismo raffinato s\u00ec, ma troppo spesso epidermico, cio\u00e8 estetizzante? La foga gestuale di Malvisi dice di questo suo empito verso l\u2019universale, verso le grandi imprese.<\/p>\n<p><em>Paolo Rizzi<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>La prima volta che incontrai &#8211; nel mio studio di Venezia &#8211; Malvisi, ebbi la netta impressione di trovarmi di fronte a un uomo sicuro di s\u00e9. Malvisi assetato di tutto quanto sa di cultura, egli sceglie con motivazione di categorica preferenza, Socrate, Dante, Shakespeare, Machiavelli, gi\u00f9 gi\u00f9 fino a Joyce, Gadda, Kafka ecc. La sua arte (pittura, scultura e grafica) posa sul potente quadrilatero Giovanni Pisano, Jacopo Della Quercia, Masaccio e Michelangelo, con le suggestive appendici moderne di Van Gogh e Cezanne. Delle numerose opere che ho potuto vedere, traspare evidente la grande lezione ch\u2019egli onestamente ha voluto tenere per molti anni dentro di s\u00e9. Malvisi spiega tutto questo in una sua \u201cconfessione\u201d privata; \u201dIl mio essere per l\u2019arte non \u00e8 una tarda invenzione della moda attuale, poich\u00e9 i miei cimenti risalgono alla pubert\u00e0.\u201d<\/p>\n<p><em>Ugo Facco De Lagarda<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Malvisi \u00e8 arrivato alla scultura attraverso la letteratura e la pittura prima di scoprire come esprimere il suo essere con la pietra, il legno ed il bronzo sogno di ogni scultore.<br \/>\nForma, volumi e soprattutto forza si possono riscontrare nelle opere che realizzano le sue idee di uomo.<br \/>\nLa figura umana domina la sua ricerca. L\u2019uomo come sintesi, come causa effetto. Ecco quindi l\u2019uomo evidenziato nei particolari. Le gambe poderose saldamente ancorate a terra. Torsi in cui non eccede la grazia, e uomini che mettono in luce l\u2019essenza, la causa che pu\u00f2 modificare il mondo. Oggi che la vita umana tende a essere considerata oggetto di scarso valore ecco evidenziare valori sempre fondamentali. L\u2019uomo espressione della natura ed elemento della natura. Una visione quasi animista&#8230; La forza di chi \u00e8 vissuto in spazi aperti conseguenza di un essere per l\u2019infinito.<\/p>\n<p><em>Giancarlo Da Lio<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Malvisi, un vero maestro dell\u2019astratto che vive a Noale (VE) e che con la forza della forma e del colore (protagonista il giallo) ci attrae con immagini evocative di nostalgie perdute.<\/p>\n<p><em>Il Giornale<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Nella pittura di Malvisi, veneziano, il colore agisce con forza, simbolicamente. L\u2019artista costruisce immagini che restituiscono memorie tingendosi di nostalgia. Nei motivi che prendono forma, si sente una presenza umana, un costante indefinito alludere.<\/p>\n<p><em>Francesco Valma: La Repubblica<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Un dialogo profondo con la vita. Questa la poetica del pittore noalese il quale vede, scopre, entra nell\u2019essenza dell\u2019uomo. Con intense campiture traccia i contorni pi\u00f9 incisivi dell\u2019immagine seguendo gli istinti primari che proprio nella solida impalcatura disegnativa e nella tavolozza, trovano un\u2019evocazione che accende i sensi dell\u2019osservatore.<br \/>\nLe forme plastiche, i ritmi sovrapposti, l\u2019energia sottesa, trasfigurano la presenza di una tensione dinamica che rende viva la pittura.<\/p>\n<p><em>Gabriella Niero: Archivio delle Arti<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Malvisi, di origine veneziana, espone alla galleria \u201cLa Cupola\u201d pitture, disegni e sculture in una mostra di notevole interesse, per il fecondo manifestare l\u2019urgenza di una ferrigna natura che lo porta al \u201cfare\u201d come una intima necessit\u00e0 che giustifica le intemperanze del \u201cfare\u201d stesso.<br \/>\nParliamo di intemperanze, per la quasi irosa trasformazione della materia sia pittorica, sia grafica, sia lignea per la sua significativa opera scultorea, ma intemperanza di chi conosce materie, forme e valori ed \u00e8 libero da influenze e da schemi, ed in libert\u00e0 opera e rende visibile e leggibile la sua drammatica visione.<\/p>\n<p><em>Valeria Mora Taboga: Il Resto del Carlino<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Interessanti appaiono anche i paesaggi del pittore veneziano che si pongono come una trasposizione fantastica della realt\u00e0, calibrando in essi una struttura interiore apparentemente emotiva perch\u00e9 ricca delle suggestioni suscitate dal colore.<\/p>\n<p><em>La Difesa del Popolo<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>La poesia di Malvisi<br \/>\nimprime l\u2019urlo<br \/>\nai rigori del tempo.<br \/>\nLa creta che si evolve<br \/>\nai silenzi primordiali e nuovi<br \/>\nmai tende le mani all\u2019inerzia<br \/>\ndella succube atmosfera.<\/p>\n<p><em>Aldo Vianello<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Le creature di Malvisi appaiono come la sintesi estrema del percorso a ritroso verso l\u2019uomo. Riconoscere la propria essenza attraverso la forza distruttiva della forma convenzionale. Con vigore la forma uomo va dissolta, destrutturata, sfregiata per restituirle la purezza delle sue origini. Liberata da orpelli e baluardi l\u2019essenza uomo \u00e8 qui, in attesa della riformazione per poter essere riconosciuta.<\/p>\n<p><em>Paola Bellin<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>L\u2019opera di Malvisi pu\u00f2 essere intesa come una ricerca volta alla comprensione e alla decodificazione, talvolta con impeto istintivo e irruenza dell\u2019animo umano; per fare ci\u00f2 l\u2019artista punta diritto all\u2019essenza delle cose, liberandosi dagli orpelli, dalle schematizzazioni, dall\u2019ipocrisia e dai falsi idoli ingannatori.<\/p>\n<p>Egli dunque, come uno sciamano, compie un percorso a ritroso nella storia dell\u2019uomo sino ai suoi primordi quando, nel buio delle grotte, traduceva in immagini la realt\u00e0 che lo circondava eternizzandola e facendola divenire magica. Le stilizzazioni umane e soggettuali di Malvisi ottenute con colori primari puri ed accesi, (rosso blu e giallo), di rievocazioni delle forme primarie (cerchio, triangolo, quadrato), di segni vibranti e nervosi, di titanici scontri tra masse e corpi (nel marmo), ci raccontano questo suo viaggio, questo suo sentire.<\/p>\n<p>L\u2019immagine pittorica e quella scultorea, perci\u00f2 volgono all\u2019assoluto, al panteistico, divenendo simboli intesi come apertura di senso sul mondo. L\u2019uomo perde la sua realt\u00e0 divenendo forma ideale che, come un archetipo, indica la via della vera ragione e della vera interiorit\u00e0 delle cose. Questo indagare \u00e8 talmente coinvolgente e profondo, che tocca anche il parossistico confronto fra gli \u201cestremi\u201d; la raffigurazione scultorea di \u201cGea\u201d, simulacro della fertilit\u00e0 terrena, evidenziando l\u2019atavico bisogno di ricerca e di certezze dell\u2019uomo, contrasta idealmente con la tela \u201cIl tempo\u201d , dove tutto si consuma nello scorrere della sabbia sulla clessidra, ci mostra che purtroppo nulla e perci\u00f2 neanche l\u2019arte, \u00e8 perenne.<\/p>\n<p><em>Siro Perin<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Numerose, anche recenti, le rassegne dedicate alla pittura, scultura e grafica di MALVISI, rivolte a documentare l\u2019iter creativo e a considerarne la valutazione storico-critica.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca, la nostra, in cui chi pi\u00f9 chi meno si esibisce nelle varianti dei propri temi di successo o del dej\u00e0 vu, Malvisi ricerca e raccoglie l\u2019inesauribile erompere di immagini sempre nuove, di visioni e di idee a conferma della propria espressione e della ricchezza immaginativa!<\/p>\n<p><em>Giulio Gasparotti<\/em><\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p>Malvisi \u00e8 in possesso di uno stile non comune felicemente traslato dalle arti figurative alla prosa.<\/p>\n<p><em>Marcello Veneziani<\/em><\/p>\n<p><\/br><\/br><\/p>\n<h1 style=\"margin-bottom: 40px;\">Bibliografia<\/h1>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_RUFFILLI_595-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"424\" class=\"alignleft size-medium wp-image-948\" style=\"margin-bottom: 5px; srcset=\"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_RUFFILLI_595-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_RUFFILLI_595.jpg 595w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<h3>PAOLO RUFFILLI<\/h3>\n<p>Olindo Malvisi: L\u2019avventura della conoscenza<\/p>\n<p><b>Premessa: le ragioni di una ricerca globale<\/b><br \/>\nL\u2019arte come rappresentazione nell\u2019accezione classica, quale sforzo di imitazione del reale, ha ceduto il passo allo studio delle cause e dei principi, alle indagini sulle strutture. Il nostro \u00e8 il tempo dei retroscena, degli interstizi, dei congegni; non bisogna dimenticarlo, nel momento in cui ci si accosta alle arti visive e in particolare poi alla scultura, campo dei malintesi proprio perch\u00e9 l\u2019uso della materia plastica pi\u00f9 facilmente riconduce l\u2019artista al vecchio postulato della \u201cimitatio rerum\u201d. E a maggior ragione vale il richiamo ai progetti di analisi e di approfondimento, dovendo parlare di un artista come Olindo Malvisi, per il quale l\u2019arte e le sue modalit\u00e0 di esecuzione si esprimono come fascino di una ricerca che \u00e8, insieme, indagine sulla materia, decifrazione delle funzioni e delle varianti, studio delle soluzioni, cio\u00e8 avventura della conoscenza, oltre che celebrazione della creativit\u00e0.<\/p>\n<p>Una vocazione, anche artistica, si anima oggi nell\u2019invenzione, nella curiosit\u00e0, nell\u2019intelligenza di chi non si accontenta del noto e vuole andare oltre. L\u2019arte moderna \u00e8 fortemente caratterizzata da questa fuga in avanti, oltre la scena, oltre la superficie, oltre l\u2019effetto; sulle tracce non tanto del \u201ccome \u00e8 fatto dentro\u201d, che pure sussiste come riferimento privilegiato, quanto piuttosto delle \u201cragioni\u201d. E, in questo \u201cviaggio al centro della terra\u201d (che \u00e8 poi, volendo restare alle metafore, \u201cviaggio al termine della notte\u201d o \u201cviaggio della mente in se stessa\u201d), quello che conta, oltre le doti, \u00e8 la coerenza di un metodo. Quello che, appunto, segnala immediatamente la saldezza e la forza di un lavoro disteso nel tempo come la lunga pratica artistica di Malvisi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 in Malvisi, a monte del suo lavoro di pittore e di scultore, il riferimento attento alle avanguardie, intese per\u00f2 sempre come momenti di ricerca e di progetto, di proposte nuove da verificare e non certo da accettare come rinnovata norma. E questo riferimento costante si pone gi\u00e0 nelle esperienze pittoriche del passato. Nelle tele, infatti, la rottura con la tradizione si caratterizza nella individuazione di una terza dimensione sul piano, \u201cpicassianamente\u201d. Le forme realizzano cos\u00ec sviluppi dalla dominante tensione plastica.<\/p>\n<p>Ma, non dimenticando il suo costante riferirsi all\u2019indagine di pensiero, pi\u00f9 specificamente la ricerca artistica di Malvisi muove dall\u2019idea kantiana dello spazio come forma in cui la mente umana organizza i dati dell\u2019esperienza sensibile; nell\u2019aggiornamento che Einstein, attraverso la teoria della relativit\u00e0, attest\u00f2 con il concetto di spazio-tempo e di curvatura imposta dalla materia. In tutta la creativit\u00e0 di Malvisi, anche in quella letteraria, lo spazio viene assunto come struttura originaria dell\u2019 \u201cessere nel mondo\u201d dell\u2019uomo e l\u2019artista si muove lungo filoni paralleli, che tuttavia risultano intimamente coincidenti.<\/p>\n<p>Il riferimento alla rappresentazione geometrica dello spazio e del tempo usata nella teoria della relativit\u00e0 non \u00e8 generico; in una concezione dunque tetradimensionale dello spazio che ha la sua raffigurazione esemplare nella struttura geometrica del piano, dei volumi e dello stesso materiale verbale. Le \u201cforme\u201d di Malvisi (siano esse affidate alla tela o ai materiali scultorei o alla scrittura) sono sempre a sviluppo architettonico: ridisegnate dallo spazio e messe contemporaneamente in movimento nello spazio, in un rapporto dialettico di dipendenza\/autonomia rispetto al corpo dinamico del cosmo.<\/p>\n<p>Tutti gli elementi (progettuali ed esecutivi, di teoria e di tecnica) sono volti a realizzare, attraverso l\u2019opera d\u2019arte (che \u00e8 il quadro o la scultura o il testo letterario), quello che Einstein chiamava la \u201cmisurazione emozionale dell\u2019espansione della vita nel vuoto\u201d. E, tra questi elementi, anche e soprattutto il colore (la coloritura, nella versione della scrittura), che Malvisi considera a ragione come energia elettromagnetica vicina alla psicologia delle sensazioni pi\u00f9 che alla fisica. Nel segno di un\u2019indagine che mira, dal punto di arrivo di una netta maturit\u00e0 umana ed espressiva dell\u2019artista, alla definizione di particelle minime ma \u201cglobali\u201d dell\u2019infinito.<\/p>\n<p><b>L\u2019esperienza vitale della pittura<\/b><br \/>\nNella produzione iniziale di Malvisi, accanto a componenti cubofuturiste realistiche e surrealistiche gi\u00e0 in una miscela del tutto particolare ed originale, si va affermando una condizione di ieraticit\u00e0 visionaria: nello spazio perfettamente organizzato si ricompongono, nella trama dei tasselli, le immagini-simbolo. L\u2019organizzazione geometrica delle tele sviluppa direttrici verticali (\u201cUnit\u00e0 di misura\u201d, \u201cPietas\u201d, \u201cBagnanti\u201d, \u201cGruppo\u201d); anche nei disegni a china su cartoncino e nelle incisioni.<\/p>\n<p>Le figure sono c\u00f2lte non solo nella loro essenza \u201cfisica\u201d, di corpo e di materia, ma nei risvolti e nelle ramificazioni anche simboliche della loro personalit\u00e0 (\u201cDimensione interiore della forma\u201d, \u201cGnosi\u201d, \u201cRicostruzione\u201d). Figure, al cui volume di corpi rende slancio una verticalit\u00e0 non solo o non tanto di profilo, ma di crosta e di spessore culturale. Figure, insomma, i cui tratti rimandano a una iconografia dell\u2019inquietudine, simbolica e anche distesa nello spazio e articolata in piani di sceneggiatura.<\/p>\n<p>\u00c8 la constatazione che salta subito agli occhi, esaminando tele come \u201cIl tempo\u201d , \u201cHamlet\u201d, \u201cAlbori del deserto\u201d, \u201cLa scienza nuova\u201d, \u201cPiscina\u201d, \u201cEpifenomeno\u201d; o soluzioni miste di pittura e scultura come nelle installazioni \u201cColloquium\u201d, \u201cStrage psicologica\u201d, \u201cTrittico\u201d. Siamo in presenza di una specie di \u201cnostos\u201d pittorico per il quale la tensione dell\u2019artista alla proiezione dei sedimenti del profondo e dell\u2019inconscio si compie nella direzione dell\u2019adesione all\u2019oggetto (cio\u00e8 senza che l\u2019oggetto si annulli o si deformi, nell\u2019immagine interiore che se ne \u00e8 acquisita), che viene come ricomposto in un nuovo tracciato geometrico della problematicit\u00e0. \u00c8 una geometria del movimento che scandisce i segnali di un rapporto nuovo con la realt\u00e0, rispetto a cui si cerca di scoprire e di sapere.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 di un certo figurativismo postpicassiano attraversa l\u2019intera esperienza di Malvisi, spostandosi continuamente dalle tele alle sculture in legno. Tra le sue doti pittoriche spicca, condotta fino alla pi\u00f9 esemplare delle rappresentazioni, quella di straordinario suscitatore di immagini che sa ricreare sulla tela la narrazione di una vicenda. La decifrazione del possibile significato di queste tele non tragga in inganno, facendo pensare alla successione di un manifesto didascalico o di una rappresentazione moraleggiante. E non si tratta neppure di uno di quegli interventi di pittura cos\u00ec detta politica o sociale prodotta dal realismo. Se mai, piuttosto, di satira civile sugli sviluppi aggressivi e deformanti dell\u2019espressionismo tedesco alla Grosz. Ma, in fondo, neppure questo in senso stretto, perch\u00e9 l\u2019ottica resta sempre quella della conoscenza.<\/p>\n<p>L\u2019operazione di Malvisi potrebbe trovare una corrispondenza indicativa, relativamente ad un altro ambito aritistico del resto da lui praticato, in certe prove di poesia recuperanti, nel balbettamento della parola, il flusso spontaneo, la successione rapida degli stati profondi fatti affluire alla superficie in libere associazioni. Si tratta insomma non gi\u00e0 di una rappresentazione \u201cfotografica\u201d dello spazio cos\u00ec detto della realt\u00e0 fenomenica, ma della radiografia del mondo privato e autentico di una personalit\u00e0 sofferente e inquieta che vive nel suo tempo e al suo tempo oppone idee, progetti, sogni, fantasmi, sensazioni che si agitano dentro di lui. Una persona che non intende rinunciare alla sua libert\u00e0 interiore e che considera ogni volta con terrore l\u2019ipotesi che l\u2019uomo non abbia pi\u00f9 bisogno della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dietro la pi\u00f9 recente produzione di Malvisi ci sono, da una parte, le successioni dinamiche del futurismo (qui, comunque, al di l\u00e0 della rappresentazione della realt\u00e0 in movimento, come accelerazione portata alla sua quota massima) e, dall\u2019altra, certa radicalizzazione delle luci di Larionov e certe trame cromatiche di Klee e di Mir\u00f2. Alcune delle fonti che, come si sa, ogni artista degno di questo nome deve avere nel necessario spessore della sua cultura per assorbirle e, alimentandosene, superarle. Siamo in quella zona astratta dell\u2019arte figurativa che \u201cdissuggella gli occhi sull\u2019invisibile\u201d, secondo la definizione di Picabia; preparata in Malvisi da esperienze cronologicamente antecedenti, come i grovigli figurali in giallo, come la linea materica delle figure femminili (con tracce lunghe di colore, filamenti, macchie, come in \u201cMadre e figlio\u201d o in\u201c Fanciulla\u201d) e come gli stessi riquadri intercambiabili dei paesaggi. (\u201cPaesaggio con natura morta\u201d, \u201cPaesaggio\u201d). Con un salto netto, di proiezione e di composizione, che dischiude quella che si \u00e8 andata delineando come la maturit\u00e0 espressiva dell\u2019artista. Di l\u00ec in poi, infatti, le tele di Malvisi compongono, in squarci e lacerazioni (\u201cScintilla\u201d, \u201cEntropia impossibile\u201d, \u201cAssoluto\u201d), parti e frammenti quasi al microscopio elettronico: porzioni pi\u00f9 o meno ingrandite, dai contorni evidenziati, dai colori marcati e riportati prevalentemente alla gamma dell\u2019iride (rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto), con lunghezza d\u2019onda sempre pi\u00f9 breve.<\/p>\n<p>Si tratta, in genere, di frazioni minori su parti maggiori: a ridosso, in contrapposizione, di sbieco, per traverso, a fianco, in torsione; con i contorni ritoccati a pi\u00f9 riprese e lavorati fino a portarli a rilievo. E con i singoli elementi sia giustapposti autonomamente sia amalgamati matericamente, in una composizione di forze sempre estremamente dinamica (\u201cPrincipio evolutivo\u201d, \u201cPrincipio dell\u2019infinito\u201d, \u201cAssolo dell\u2019assoluto\u201d).<\/p>\n<p>Queste tele hanno un centro, una specie di foro risucchiante, un \u201cbuco nero\u201d verso il quale tutte le parti della superficie pittorica tendono precipitosamente.<\/p>\n<p>A segnare tale epicentro\/baricentro, sono insieme i segni e il colore. E il centro \u00e8 il punto di esplosione degli elementi, proiettati intorno, verso i margini della composizione (come in \u201cScintilla\u201d o in \u201cSumma\u201d). Non sar\u00e0 difficile cogliere in queste strutture archetipiche le due mete, nascita e morte, della ciclica vicenda del cosmo; e, nello sviluppo delle parti, gli infiniti mondi possibili, le infinite copie minime di tutto il reale (un reale in movimento, cio\u00e8 in metamorfosi). Non sar\u00e0 difficile scoprire, nel pi\u00f9 profondo (l\u2019inquietudine \u00e8 la matrice della vocazione di Malvisi), le eterne tappe della breve vita dell\u2019uomo: il dramma dell\u2019autocoscienza, dell\u2019io persona di fronte all\u2019altro-infinito; le interne pulsioni, le oscure angosce, le nevrosi, di cui appunto le composizioni di Malvisi sono le incisive radiografie.<\/p>\n<p>\u00c8 un plancton vivissimo e affascinante quello che pullula sulle tele di Malvisi, riportato a una primigenia manifestazione di materia in decomposizione o ricomposizione e di energia, tradotto in una ricerca di forme e di colori dagli esiti superlativi, nel segno di una simbologia assoluta primordiale della tensione costantemente plastica.<\/p>\n<p><b>La scultura<\/b><br \/>\nDa una pittura per cos\u00ec dire tridimensionale alla scultura tout court, esemplarmente, si segna la predilezione di Malvisi per i volumi sempre e comunque. Sulla linea dei maestri riconosciuti (Martini, Brancusi, Moore), ma con una cifra originale e attraverso una tecnica sempre pi\u00f9 essenziale, il senso dei volumi si concentra nel puro effetto della materia, nella vitalit\u00e0 che da essa sprigiona, nella sopravvivenza che essa testimonia e rappresenta.<\/p>\n<p>La materia veicolare, nelle prove scultoree di Malvisi, \u00e8 il legno; da lui considerato fase strumentale e base artigianale, punto di partenza insomma, in un lavoro quotidiano, per la creativit\u00e0. Il legno, per Malvisi, \u00e8 come il gomitolo che si srotola, il nastro che rivela via via il segreto che vi \u00e8 inciso: metafora e sostanza, insieme, di un\u2019ansia e di un\u2019urgenza di conoscenza che caratterizza l\u2019intera vicenda dell\u2019artista.<\/p>\n<p>A partire dal legno, anche la creta e la pietra hanno \u201cmaterializzato\u201d il piacere di Malvisi per i volumi, sviluppando in misure pi\u00f9 dilatate quell\u2019ansia plastica nei legni compressa in soluzioni esemplari. Del resto il legno, la creta, la pietra (per non parlare di altri materiali saltuariamente impiegati) si pongono, nell\u2019esperienza dell\u2019artista, come vicenda ciclica e miliare, in quanto definizione di volta in volta dello spazio dei volumi ma anche riconoscimento della costrizione che vale entro un volume dato per definizione. Sono, dunque, reciprocamente il positivo e il negativo, il dritto e il rovescio, di una vocazione scultorea destinata comunque a compiersi oltre la stessa consistenza dei materiali.<\/p>\n<p>La produzione scultorea di Malvisi pu\u00f2 apparire, per certi aspetti, di tendenza ancora naturalistica. Ma in realt\u00e0 si lega a una sensibilit\u00e0 incline ai valori emblematici e simbolici, di ascendenza intellettuale. Il mondo antico di grandi madri, di steatopigie (ricapitolate in numerose versioni di \u201cGea\u201d), di forme archetipiche (\u201cArchetipo\u201d, \u201cForma archetipica dell\u2019infinito\u201d, \u201cIndissolubile\u201d, \u201cDominio\u201d, \u201cTramonto\u201d) rivive nelle sculture di Malvisi attraverso una riduzione tendenziale al grado zero formale, che finisce col privilegiare di contro, nella sua compatta misura, un contenuto simbolico di rivalutazione della \u201csensibilit\u00e0\u201d umana, primigenia e quindi assoluta e definitiva nonostante tutto.<\/p>\n<p>Lo scatto, il clic che mette in moto il salto, la trasposizione, \u00e8 lo stupore recuperato ai dati originari della materia; quel tanto di fatale e di magico che si agita sotto la pellicola (o sopra la pellicola) del regno minerale. La sintesi plastica si compie nel ritrovamento di una massa ad alto peso specifico, appena mossa dai profili e incavi nella serie dei gesti che \u201cfanno\u201d gli archetipi.<\/p>\n<p>La gestualit\u00e0 recuperata delle figure a tutto corpo (maschili e femminili) si evidenzia massimamente nella raffigurazione emblematica di una certa arcana \u201cmaternit\u00e0\u201d, pi\u00f9 volte interpretata da Malvisi come traccia possente del binomio felicit\u00e0\/strazio della vita, segno eloquente (e, artisticamente, molto stimolante) dell\u2019epifania misteriosa dell\u2019uomo.<\/p>\n<p>Esempi di satira civile sugli sviluppi aggressivi e deformanti dell\u2019espressionismo tedesco alla Grosz trasmigrano dalle tele alle sculture in legno di Malvisi, con gli stessi identici intenti, ma con effetti ancora pi\u00f9 potenti per l\u2019incisivit\u00e0 della figurazione e per la costruzione allegorica, oltre che per le stesse imponenti dimensioni dei singoli pezzi (sui due metri e mezzo e pi\u00f9 di altezza). Come nel caso del trittico: \u201cIl potere\u201d, \u201cMinotauro\u201d e \u201cCardinale\u201d.<\/p>\n<p>A Malvisi, come a tanti altri artisti contemporanei, \u00e8 capitato di fare una scelta radicale: ripartire da zero. E la filosofia minima \u00e8 quella, presocratica, della sostanza originaria e del movimento generatore delle cose, sia pure rivista alla luce del galileismo e della teoria della relativit\u00e0. Un primitivismo di indagine, alla ricerca dei principi del mondo: l\u2019aria (condensazionerarefazione), l\u2019acqua (contrazione-dilatazione), la terra (concentrazione-frantumazione), da formalizzare in materia plastica, nel momento stesso in cui li si individua e li si misura.<\/p>\n<p>Malvisi, nel suo lavoro di scultore, si \u00e8 sempre proposto di arrivare al cuore della materia, di identificarne le strutture, i piani geometrici, la composizione e di studiarne, intanto, le leggi. Di qui (da quello che \u00e8 ben pi\u00f9 che un momento preparatorio o preliminare, ma gi\u00e0 sostanza vera e propria del fare scultura), si sviluppa il progetto di Malvisi di replicare le fasi e le parti dei processi analizzati non solo nelle tre dimensioni dello spazio, ma anche sul piano (recuperato nella scultura accanto alle tre dimensioni, cos\u00ec come la trimensionalit\u00e0 viene recuperata al piano nella pittura).<\/p>\n<p>Nella scultura di Malvisi, accanto al fascino della compenetrazione (che \u00e8 una delle pulsioni pi\u00f9 immediate e urgenti, nel bisogno fisico da parte dell\u2019uomo della corrispondenza tra vuoto e pieno, concavo e convesso, dilatazione e contrazione, movimento e arresto), vive la consapevolezza dei numeri e delle parti, dei livelli e delle strutture della materia, delle grandi leggi della fisica.<\/p>\n<p>Partendo da masse compatte, nuclei compositivi dell\u2019urlo e della dilacerazione, Malvisi approda attraverso la segmentazione progressiva (quasi processo di spolpamento alla ricerca dello scheletro) agli oggetti della scoperta e ai reperti della conoscenza. E ci\u00f2 per mezzo e in virt\u00f9 della materia, per lui sostanza nobile e pietra filosofale.<\/p>\n<p><b>Il lavoro letterario<\/b><br \/>\nL\u2019attenzione parallela di Malvisi alla letteratura parte dalla convinzione che l\u2019inflazione della parola \u00e8 il cuore della strategia del consumo; non diversamente, del resto, da quanto avvenuto nell\u2019ambito proprio delle arti visive. L\u2019uso, ad altissima frequenza, di pochi termini che hanno perso il loro significato e confuso i sensi possibili finisce con l\u2019accreditare arbitrariamente la supremazia della componente sociale, o presunta tale, oggettiva su quella psicologica soggettiva.<\/p>\n<p>Per questa via, di allentate capacit\u00e0 di controllo e di contrapposizione, passano i messaggi banali, elementari nella loro struttura formale e grossolani nella definizione di un senso manipolato, ma capaci di incidersi, col contorno del referente pi\u00f9 \u201cpatologico\u201d, in modo definitivo o di alterare irreparabilmente le potenzialit\u00e0 positive del processo comunicativo.<\/p>\n<p>Ecco, di nuovo nel segno della ricerca e dell\u2019esperimento per conoscere pi\u00f9 in profondit\u00e0, la scrittura di Malvisi; il quale si sforza, coerentemente con il suo lavoro di artista, di trasferire la tridimensionalit\u00e0 anche sul foglio popolato di parole. \u00c8 la tecnica plastica a cui il pittore-scultore fa ricorso nella creativit\u00e0 che si esplica negli ambiti in cui si muove da scrittore, nei campi cio\u00e8 della poesia e della narrativa.<\/p>\n<p>Le fasi progressive di un ingrandimento, che restituisce corpo ai particolari dell\u2019insieme; la perdita graduale della messa a fuoco, nel ritorno all\u2019insieme; la diversa distribuzione dei \u201cpunti\u201d e delle \u201clinee\u201d sul foglio, a recuperare perfino un percorso cifrato da \u201calfabeto Morse\u201d; sono questi gli artifici, guidati da un vivo senso di ironia, che Malvisi scrittore mette in campo per insidiare la comunicazione banale. Con simbolico taglio lessicale che riserva all\u2019operazione poetica, ed egualmente a quella narrativa, il puro peso delle parole sulle cose. Cos\u00ec che sembra compiersi davanti ai nostri occhi la coniugazione tra la consistenza materiale della realt\u00e0 e l\u2019alfabeto categoriale della conoscenza. E noi improvvisamente sappiamo; anche se i sensi appena riconquistati gi\u00e0 sfuggono, nella tutt\u2019altro che consolatoria rappresentazione di Malvisi, qualche attimo dopo essere stati imbrigliati, smascherati, ridimensionati, restituiti alla loro innocenza comunque perduta. Ma, ormai, dentro il percorso di cui ci siamo \u201cimpadroniti\u201d attraverso la conoscenza.<\/p>\n<hr style=\"margin: 25px 0;\" \/>\n<p><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_CATALOGO_NOALE_595-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" class=\"alignleft size-medium wp-image-947\" style=\"margin-bottom: 5px; srcset=\"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_CATALOGO_NOALE_595-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_CATALOGO_NOALE_595-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.olindomalvisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/COPERTINA_CATALOGO_NOALE_595.jpg 595w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<h3>MALVISI<\/h3>\n<p>Sull\u2019arte e l\u2019artista<\/p>\n<p>L\u2019arte \u00e8 assoluta libert\u00e0 che si esprime nella tirannia precisa del concetto che la ispira. L\u2019artista non pu\u00f2 ignorare il contingente che gli sta intorno come contesto della vita. Lo deve elaborare come scienza vanificando all\u2019ignoranza l\u2019impressione di potenza. Sono euclidei e disperati tutti gli argomenti. Nessuno impone la denuncia per finire delatori di se stessi. Ecco perch\u00e9 l\u2019artista deve ottemperare agli imperativi interiori del suo io. Un io che non viene mai meno pur mutando le contingenze esterne. Ma per far questo abbisogna di tempo per concedere al suo spirito di tracciare quella circonferenza che introduce l\u2019equazione spontanea di: spirito \u2013 personalit\u00e0 \u2013 potenza, risolvendo le antitesi estranee all\u2019arte. Con questa cognizione necessaria, l\u2019artista, \u00e8 in grado di essere se stesso cio\u00e8 quell\u2019unicum irripetibile di cui \u00e8 fatta la storia dell\u2019arte o la storia della bellezza.<\/p>\n<p>M\u2019appiglio a queste divagazioni che, se generate nel loro conio pi\u00f9 intimo, non si dura a capire che scivolano nell\u2019imperativo. Imperativo che, come una polla d\u2019acqua ha necessit\u00e0 di erompere per non immanere. Chi non ha dentro di s\u00e9 un piccolo spazio definibile \u201cinteriore\u201d in cui custodire il misterioso qualcosa che, inspiegabilmente, abbiamo scoperto dentro di noi? Questo, di certo, non ci rende migliori ma costruisce l\u2019intimo o sta come premessa di qualcosa che vorremmo \u201csentire\u201d realizzato, o gustare pur avendo contorni sfumati.<\/p>\n<p>Eppure si tratta di qualcosa di autentico anche se non garantisce nulla e spesso \u00e8 fonte di scontentezza e malinconia o coscienza pi\u00f9 profonda tanto da sconfinare in fattori di imprescindibile esigenza. Esigenza che per l\u2019artista \u00e8 elezione. Dovere, quindi, di non sottrarsi a quella pienezza che \u00e8 obbligo di misura. Artista onesto, morale, correo nel metro quotidiano? Nient\u2019affatto ma artista nella totalit\u00e0 della sua resa che \u00e8 scienza senza l\u2019avallo della scoperta, che \u00e8 sentimento senza sentimentalismo, che \u00e8 coscienza perch\u00e9 ormai uccide tutte le ipotesi per esprimersi senza arte, essendo egli, come la Trinit\u00e0, padre, figlio e spirito di se stesso a cui deve tendere perch\u00e9 la sua ansia non diventi inutile, cacciandolo nella circonferenza dell\u2019artista abortito dalla propria ignavia.<\/p>\n<p>L\u2019artista non pu\u00f2 non essere complesso perch\u00e9 \u00e8 impensabile che non patisca tutta la sete che non si pu\u00f2 estinguere e quindi sta sempre sulla scia di un divenire che mai non si ripete ma scaglia con violenza inaudita i suoi voli sulle pareti dell\u2019universo. Il suo tramonto \u00e8 sorgere, la sua notte sangue dello zenit. Le sue paure sono distillate dall\u2019incubo e la sua generosit\u00e0 froda il possesso. L\u2019artista pu\u00f2 solo dare perch\u00e9 \u00e8 impossibile che riceva. Non \u00e8 Dio ma \u00e8 un dio. Un dio che Dio ha nascosto sotto le apparenze di un normale io.<\/p>\n<p>Difetti e vizi sono superati dalla sua sofferenza. Senza sofferenza l\u2019artista non esiste. Sono d\u2019accordo con Proust quando afferma che l\u2019arte \u00e8 un fatto di visione, non di tecnica. Visione che esige sempre oneri e sudditanze terribili perch\u00e9 l\u2019artista non \u00e8 mai prono davanti a nessuno. Le apparenze non possono essere ricchezza. E\u2019 affidato dal caso ingrato, al vituperio dell\u2019anonimato anche quando \u00e8 conosciuto perch\u00e9 \u00e8 il tragico paradosso della bellezza. La conoscenza dell\u2019arte \u00e8 inesauribile e finisce nella consunzione chi realizza l\u2019inesauribile. L\u2019artista pu\u00f2 essere eroe o imbelle. La sua anima \u00e8 una miniera d\u2019oro che non pu\u00f2 abbassarsi a questi distinguo. Dunque l\u2019arte e l\u2019artista, oggi binomio che suona altamente ambiguo, sono il plasma necessario per la vita interiore. Senza la vita interiore la Storia dell\u2019uomo diventa cronaca di bordello.<\/p>\n<p>Non \u00e8 riservato al castigo chi ha avuto in dono il dolore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Itinerario critico L\u2019operazione di Malvisi potrebbe trovare una corrispondenza indicativa, relativamente ad un altro ambito artistico del resto da lui praticato, in certe prove di poesia recuperanti, nel balbettamento della parola, il flusso spontaneo, la successione rapida degli stati profondi fatti affluire alla superficie in libere associazioni. SI tratta insomma non gi\u00e0 di una rappresentazione &#8230; <a title=\"Critica e bibliografia\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/critica-e-bibliografia\/\" aria-label=\"More on Critica e bibliografia\">Read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":4,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/775"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=775"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/775\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.olindomalvisi.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}